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Lunedì 31 Agosto 2009, 7:46

Diagnosi sbagliate, cure miracolose!

Di Andrea Mazzalai

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Se c'è una cosa che bisogna ammettere senza necessariamente doversi trovare d'accordo con le teorie keynesiane è che la sua sorgente, un certo John Maynard Keynes, in quanto a filosofia o aria metaforica, non scherzava affatto.

Parlando della situazione economica del suo tempo, ricordando come il progresso abbia la capacità di sorprendere nella sua dirompente vitalità, Keynes in "Essays in Persuasion" ci dice che spesso rischiamo di

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" (...) scambiare per reumatismi, quelli che sono in realtà disturbi della crescita e in particolare di una crescita troppo veloce (...) "

In fondo anche il mercato continua a scambiare per reumatismi quanto è accaduto al sistema finanziario mondiale, reumatismi ben mascherati, una terapia affascinante che consiste nel rimandare il problema a data da destinarsi.

Vi sono in circolazione diagnosi degne dei migliori dottori in erba, si quelli i cui strumenti sono racchiusi in una scattola da gioco, dove i bimbi giocano felici.

Un eventuale trattamento terapeutico e il suo probabile esito, dipendono dalla causa che ha determinato il disturbo di crescita, ma questo disturbo non esiste è solo un semplice reumatismo, uno di quelli da curare con un bel cerotto anti-infiammatorio.

" Sono ben 416 le banche americane che rischiano di fallire nel breve-medio periodo, una cifra sorprendente che segna il livello più alto degli ultimi 15 anni. Il fenomeno appare decisamente preoccupante soprattutto alla luce delle ultime evoluzioni. Secondo la Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC) fino allo scorso trimestre sarebbero state solo 305 le banche a rischio. Ben 111, invece, si sarebbero aggiunte alla lista nera negli ultimi 90 giorni. I nomi degli istituti sono ovviamente tenuti segreti ma è noto che il valore complessivo dei loro assets sfiora ormai i 300 miliardi di dollari (contro i 220 del trimestre precedente).

Secondo Sheila Blair, presidentessa della FDIC, dopo essere sopravvissute alla tempesta dei titoli tossici, le banche incontrerebbero difficoltà nella gestione dei prestiti convenzionali che, al pari di tutto il resto, subiscono le conseguenze della recessione. Tale fenomeno riguarderebbe soprattutto le banche locali e regionali. La FDIC ha reso note inoltre le cifre relative al suo fondo di garanzia a copertura dei depositi dei correntisti Usa. Il fondo ammonta oggi a 10,4 miliardi di dollari (-2,6 miliardi rispetto al trimestre passato), il livello più basso dal marzo 1993.( VALORI)

E Voi pensate realmente che si tratta di un problema riguardante solo le banche locali e regionali, pensate veramente che i colossi del credito siano in grado di gestire le conseguenze della Grande Recessione?

Il problema è rilevante ed in continua crescita, ma nella virtualità di questo sistema ciò che conta è fare l'alba, in una maniera o nell'altra, sostenuti da un senso di onnipotenza, onnipotenza figlia della onnipresente "mano invisibile" non certo quella di Adam Smith, quella figlia degli incentivi o della fantasia contabile.

Sarebbe interessante scoprire per quale motivo in un recente articolo del Financial Times, a Detroit (DETROIT.SN - notizie) si stanno lamentando che le vendite complessive prospettiche stanno letteralmente crollando, ora che gli incentivi sono scaduti.

Sembra che le intenzioni siano addirittura inferiori alla media del mese di giugno, il punto più basso di questo ciclo e il peggior risultato dagli anni '70.

Ma probabilmente c'è un problema "politico" che credo ai più sarà sfuggito, un problema che in fondo è la sintesi di come la Storia porta con se gli insegnamenti e le nemesi che gli uomini di oggi, non vogliono ascoltare, non vogliono comprendere.

Su Clusterstocks Kasriel rievoca la rima della storia, quella che noi di Icebergfinanza ben conosciamo, quella che fece dire a Mark Twain, che la storia non si ripete mai, ma spesso fa rima.

Ricordate come alcuni giorni fa riportando un articolo di WallStreetItalia, che sottolineava come la presidente della Corte distrettuale Usa di Manhattan, Loretta Preska, avesse respinto la richiesta della Banca Centrale, secondo cui rendere di pubblico dominio il contenuto dei propri archivi finirebbe per compromettere la posizione a livello concorrenziale delle banche che hanno ricevuto i prestiti di emergenza.

La Fed si era rifiutata sia di fare i nomi delle societa' a cui ha prestato le decine di miliardi di dollari del piano di emergenza, sia di rendere nota la somma concessa o gli asset garantiti nel quadro degli 11 programmi messi a punto a ottobre, nel momento piu' acuto della piu' grave crisi finanziaria dai tempi della Grande Depressione. Questo perche' fare cio' potrebbe scatenare una corsa da parte dei depositanti di varie banche e metterebbe in seria difficolta' i soci azionisti.

Che poi la stessa presidente della Corte Distrettuale Usa, Preska, abbia concesso sino al 30 di settembre alla Federal Reserve, il tempo di richiedere l'appello, è assolutamente irrilevante ai fini della questione. Vedremo se si arriverà sino alla corte suprema e osserveremo con attenzione se non si tratti dell'ennesima bolla di sapone.

Ebbene il nostro Kasriel con il quale in questi ultimi mesi divergiamo sul significato da dare a questo effimero recupero, essenzialmente statistico, scavando nel passato in "The_Ryming_Of_History ci riporta indietro nel tempo risalendo sino alla Grande Depressione, sempre lei, sempre presente.

Certo la Federal Reserve ed in particolare Bernanke, ma non solo, sono restii a rivelare i nomi di coloro che hanno attinto alla sorgente principale, apparentemente per la paura di una distorsione della concorrenza; non appena si venisse a conoscere chi è in grado di sopravvivere senza la camera d'ossigeno.

Nel 1932 Reconstruction Finance Corporation (RFC) è stata istituita da un atto del Congresso degli Stati Uniti, al fine di favorire i prestiti alle istituzioni finanziarie alle ferrovie e per estendere il credito per i "crop loans. Inizialmente il credito fu concesso alle banche, aiutando a ridurre i fallimenti bancari, poi in seguito l'estensione del credito ha riguardao progetti di lavori pubblici, il soccorso di persone bisogno e i disoccupati.

La normativa in questione, prevedeva una relazione al Congresso su base mensile, con l'identità di tutti i nuovi usufruitori dei fondi RFC. Dall'agosto del 1932, i nomi delle banche che hanno richiesto l'aiuto della RFC, divennero pubblici.

La pubblicazione scoraggiò il sistema dal continuare ad accedere al prestito RFC per timore che i depositanti avrebbero giudicato questo prestito come segno di debolezza finanziaria.

Nel novembre del 1932, l'ammontare dei prestiti alle banche era diminuito.

A metà febbraio del 1933, una banca di Detroit, incominciò ad avere difficoltà, la RFC era disposta a concedere il prestito, ma a causa di una controversia tra uno dei senatori del Michigan e Henry Ford, uno dei depositanti di un certo spessore, il prestito non fu permesso.

Come risultato, il panico travolse il Michigan e come un catalizzatore si trasmise a tutto il sistema nazionale.

" The failure of the Detroit bank was not because the bank was reluctant to borrow from the RFC. But one can only speculate as to whether other banks in Michigan and nationwide were reluctant to borrow from the RFC because their names would have been published. And one can only speculate that if these other banks had willing to borrow from the RFC if a nationwide bank could have been averted. "

Oggi conclude Kasriel abbiamo la FDIC che assicura i depositi bancari, pertanto i rischi sono ridotti rispetto al 1933, eppure siamo in grado di osservare come qualsiasi sospetto possa comportare un serio rischio per il sospettato.

Se la banca dovesse essere costretta a rivelare i nomi degli istituti finanziari soccorsi, costringerebbe le altre istituzioni a rinunciare, il che porterebbe a speculare su quale sarebbe la prossima vittima del prossimo " credit crunch autunnale " aggiungo io.

Nulla da aggiungere a quanto sostenuto da Kasriel, il pericolo è reale o meglio surreale, senonchè, aggiungerei che tutto ciò è colpa della discrezionalità con cui Bernanke e la Federal Reserve hanno gestito i salvataggi delle maggiori realtà finanziarie, una discrezionalità che allunga un'ombra ingombrante sul ruolo della banca centrale, in maniera particolare ombre del passato.

Dal fallimento di Lehman alla nazionalizzazione di AIG con l'effetto collaterale del salvataggio di Goldman Sachs (NYSE: GS - notizie) , una delle principali controparti dell'ex gigante assicurativo, nella sottoscrizione di generosi credit default swaps, sino a risalire all'epopea di Rubin e alla "sua" Citigroup (NYSE: C - notizie) , destinataria di generose attenzioni sistemiche e sistematiche, fermandoci qui per non andare oltre.

Torno a ribadire per l'ennesima volta, la necessità di nazionalizzare dei giganti dai piedi di argilla, portatori sani di rischio sistemico, troppo grandi per fallire d'accordo, ma in grado di essere smontati pezzo per pezzo in maniera da togliere il rischio di un contagio.

Stephen Roach su Financial Times ci da la perfetta dimensione dei medici che stanno curando questa crisi, medici che sono capaci di cure miracolose temporanee e diagnosi decisamente errate.

Bernanke come più volte ricordato, dopo aver studiato la storia della Grande Depressione e della Lost Decade, non ha compreso l'immensa crisi di fiducia che si stava per abbattere sui mercati finanziari e perseverando non è riuscito ad intravvedere la sua naturale degenerazione in un crisi di insolvenza.

Ecco la versione tradotta da Fabio Galimberti per il SOLE24ORE:

Barack Obama ha pronunciato uno dei suoi più importanti verdetti del dopo- crisi: Ben Bernanke verrà nominato per un secondo mandato alla presidenza della Federal Reserve. È una decisione estremamente miope.


Al governatore va riconosciuto il merito di aver orchestrato con coraggio e creatività una campagna di politiche monetarie espansive insolitamente aggressiva, ma le sue azioni nella fase che ha preceduto la crisi hanno giocato un ruolo fondamentale nel preparare il terreno alla recessione più imponente dagli anni 30.

È come attribuire a un medico responsabile di un errore nella diagnosi il merito di aver inventato una cura miracolosa. Forse il paziente ha bisogno di un nuovo medico.

E' un medico che piace a Wall Street, difficile cambiare un medico che prescrive stimolanti monetari, ogni qualvolta la passione sembra abbandonare il paziente!


Bernanke ha commesso tre errori fondamentali: il primo è stata l'incrollabile convinzione filosofica che le Banche centrali devono essere neutrali di fronte alle bolle speculative. Da questo punto di vista la pensava come il suo predecessore, il "bollificatore" seriale Alan Greenspan, che sosteneva che le autorità monetarie sono più utili per ripulire il disastro lasciato dallo scoppio delle bolle che per prevenire i danni.

Come corollario, sia Bernanke che Greenspan hanno tratto le conclusioni sbagliate dalle strategie post- bolla applicate dopo lo scoppio di quella azionaria del 2000. A posteriori, l'iniezione di liquidità operata dalla Fed fra il 2001 e il 2003, ferventemente spalleggiata da Bernanke, ha giocato un ruolo fondamentale nel preparare il mix letale delle due bolle, quella immobiliare e quella del credito.


In secondo luogo, Bernanke è stato il paladino della tesi della «saturazione di risparmio a livello mondiale», che esonera gli Stati Uniti dalla loro propensione a creare bolle, addossando la colpa ai risparmiatori asiatici.

Credo che questa è senza ombra di dubbio, la diagnosi più patetica di tutta questa crisi, un po come addossare la colpa al barattolo di Nutella, perchè sei diventato obeso o magari alla mamma perchè non lo ha nascosto bene.

Che vi sia domanda di asset in dollari da parte dei creditori esteri è indiscutibile, ma è assurdo affibbiare la colpa del comportamento sconsiderato degli americani, che la banca centrale avrebbe dovuto contenere, ai prestatori stranieri.L'eccesso di risparmio degli asiatici non ha nulla a che vedere con l'irresponsabile propensione degli americani a dare vita alla bolla immobiliare, usandone i proventi per finanziare i consumi.


In terzo luogo, Bernanke viene dallo stesso ceppo ideologico liberista che ha precipitato la Fed in questo disastro. Impregnato del credo greenspaniano che i mercati ne sanno di più dei regolatori, Bernanke era allineato alla mentalità prevalente nella Fed, che ha abdicato alla propria funzione regolatrice all'epoca degli eccessi. L'esplosione dei derivati, la leva finanziaria estrema delle banche e i mutui erogati senza criterio sono stati abusi flagranti, a cui sia Bernanke che Greenspan avrebbero potuto dire no. Ma non l'hanno fatto.

Come scrive Massimo Gaggi, nel suo libro " la Valanga " l'ideologia di Greenspan passa anche attraverso la frequentazione di Ayn Rand, la cui concezione del mondo è quella di una filosofia libertaria che portata all'estremo, celebra l'egoismo e l'avidità, come forze positive che ispirano la razionalità dei comportamenti umani.

" (...)nella sua visione del mondo i mercati sono l'espressione nella quale si manifestano con più completezza le verità profonde della natura umana. Vanno quindi considerati "intimamente corretti" anche quando producono risultati economici non graditi; anche quando producono squilibri. Ogni tentativo di regolamentarli dicventa, così, un attentato alla libertà, al modo profondo di essere dell'individuo (...)"

Affascinante, decisamente affascinante comprendere come, talvolta il mondo sia nelle mani di esaltati filosofi della cultura del sano egoismo e dell'avidità, per non dire della tracotanza, non servirà a nulla, ma almeno la consapevolezza quella non ce la leva nessuno.

Forse Obama ha agito prematuramente attribuendo a Bernanke il merito della grande cura. Nessuno sa per certo se la strategia della Fed alla fine avrà successo. Per il momento, sembra che si sia riusciti a bloccare la fase peggiore della recessione. Ma la sostenibilità di qualunque ripresa post-bolla è sempre incerta.

Sarebbe il colmo della follia ricompensare Bernanke per una ripresa effimera.
La riconferma di Bernanke è l'occasione per un dibattito più ampio sulla condotta e il ruolo della politica monetaria statunitense.
Obama ha avanzato proposte a tutto campo per dare alla Fed nuovi e ampi poteri per la gestione dei rischi di sistema. Dieci mesi fa ho sostenuto che non era il caso di fornire alla banca centrale questi poteri senza dotarla anche di nuove responsabilità, come richiesto da un "mandato per la stabilità finanziaria", cioè costringere la Fed a impostare la politica monetaria con l'obbiettivo di evitare l'insorgere di bolle e squilibri. Senza una revisione del mandato, c'è da aspettarsi un'altra crisi destabilizzante.


In definitiva, Bernanke ha reagito con decisione.


Ma gli sono mancati la previdenza e il coraggio per opporsi alle tendenze più sfrenate. Il mondo ha bisogno di banchieri centrali che evitano i problemi, non di quelli che si specializzano nel limitare i danni a crisi avvenuta. Anche solo per questo motivo non avrebbe dovuto essere riconfermato. Che inizi il dibattito.

Forse qualcuno potrà pensare che Bernanke, non mi sia simpatico, che non voglia riconoscere le sue doti di grande chirurgo, ma spesso ad operare in questa crisi, sono stati altri, medici ed esperti dietro le quinte, alta ingegneria finanziaria figlia di padri nascosti, la cui paternità ci si assume spesso in nome della posizione accademica.

Che il dibattito inizi, anzi è già iniziato e concluso, il bisturi è di nuovo in mano a Bernanke, medico che ama gli esperimenti, chissà come andrà a finire, le nemesi non si conoscono, sono figlie del destino o meglio della sua derivazione.

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