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INVESTIMENTI Cosa sono i Tremonti Bond?
di Luigi dell'Olio
Con la prima richiesta ufficiale avanzata dal Banco Popolare, entrano nel vivo i Tremonti-Bond. Una nuova classe di obbligazioni, pensata per dare ossigeno ai conti degli istituti di credito italiani, che apre nuove prospettive per i sottoscrittori. Vediamo in cosa consistono e a chi sono rivolte.
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Cosa sono?
Si tratta di obbligazioni bancarie speciali emesse dagli istituti di credito quotati in Borsa che hanno buoni fondamentali. Il ministero del Tesoro si impegna a sottoscrivere questi titoli in modo da rafforzare gli indici di patrimonializzazione delle banche. In questo modo, gli istituti potranno superare la crisi di liquidità e tornare a concedere prestiti alle imprese e alle famiglie. Secondo le proiezioni del Governo, per ogni euro sottoscritto, le banche potranno immetterne sul mercato 15, tra mutui e prestiti. È il cosiddetto effetto leva, che dovrebbe riportare in circolo nel sistema la liquidità prosciugata alla crisi finanziaria.
Si tratta di obbligazioni speciali per due motivi: in caso di difficoltà nel rimborso e su richiesta degli stessi emittenti, il Tesoro potrà convertirle in partecipazioni azionarie; non hanno una scadenza predefinita, in quanto sarà la stessa banca a decidere quando sarà nelle condizioni di rimborsare lo Stato.
I controlli
L’istituto di credito avanza la domanda alla Banca d’Italia e al ministero del Tesoro 30 giorni prima delle sottoscrizioni. Bankitalia verifica che la banca abbia un patrimonio sufficientemente solido (anche in prospettiva) e che i rischi per chi sottoscriverà questo strumento siano adeguati allo spirito dell’obbligazione. Quindi, l’istituto di credito firma una lettera di intenti con il ministero del Tesoro in cui garantisce che utilizzerà il credito per finanziare le imprese e le famiglie e per garantire la sospensione delle rate dei mutui fino a dodici mesi per i clienti in difficoltà. Al tempo stesso, la banca adotta un codice etico in cui fissa limiti alle remunerazioni dei manager e dei propri trader.la procedura è completata da un esame del Tesoro, che decide sull’ammontare della sottoscrizione, anche alla luce delle domande pervenute e delle condizioni di mercato.
Le caratteristiche
Il tasso di interesse pagato dalle banche allo Stato sarà crescente nel tempo. Le banche che vorranno usufruire di questa possibilità per pochi anni, staccheranno una cedola dell’8,5% e potranno rimborsare entro i primi quattro anni la stessa somma ricevuta. Le realtà che avranno esigenze di lungo periodo, partiranno da cedole più basse (7,5%), ma poi dovranno rimborsare tra il 110 e il 120% di quanto ricevuto. Le cedole con scadenza più lunga potranno arrivare a rendere fino al 15%.
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I destinatari
Secondo le previsioni degli analisti, le domande delle banche italiane si aggireranno intorno ai 17-20 miliardi di euro. Il ministero del Tesoro si è impegnato a mettere sul piatto 10-12 miliardi di euro, per cui ci sono gli spazi per sottoscrizioni da parte di altri soggetti. Non si tratta, comunque, di uno strumento particolarmente adatto ai piccoli risparmiatori: se da una parte cedole così ricche fanno gola a tutti – a maggior ragione se confrontati con i cali azionari e con i rendimenti minimi dei titoli di Stato -, dall’altra ci sono molti rischi. La cedola, infatti, sarà distribuita solo in caso di utili distribuibili. Quindi, se la banca emittente chiuderà l’anno in negativo, non ne distribuirà. Inoltre, trattandosi di obbligazioni speciali, il loro valore si ridurrà in caso di abbattimento del capitale. A conti fatti, questi strumenti saranno sottoscritti prevalentemente da fondi comuni e fondi pensione. Con i risparmiatori che potranno quindi investirvi solo in maniera diretta e dedicandovi una parte minima delle proprie disponibilità.
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