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BANCHE
Scadenza conti dormienti:
sei nell'ultimo elenco?

di Luigi dell'Olio

Restano ancora pochi giorni per “risvegliare” i conti correnti dormienti, vale a dire quelli che non sono stati movimentati negli ultimi dieci anni. Il ministero dell’Economia ha fissato la data limite del 31 maggio, dopo di che il denaro dei correntisti smemorati passerà al fondo a tutela dei risparmiatori vittime di crack sul mercato finanziario (Parmalat, Cirio, Lehman, Alitalia).

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Cosa fare
Per scongiurare dimenticanze, il ministero dell’Economia ha pubblicato sul suo sito Internet l’elenco dei 35.426 rapporti (per un valore complessivo di oltre 47 milioni di euro), la cui dormienza è stata verificata tra il 17 agosto 2007 e il 31 dicembre 2008. Per verificare se si è titolari di un conto dimenticato, è sufficiente inserire nell’apposito motore di ricerca il proprio nome e cognome, il numero del conto corrente o il nome dell’istituto di credito, indicando anche la provincia e il comune di riferimento. Per risvegliare un conto è sufficiente recarsi allo sportello della banca depositaria e fare una qualsiasi operazione, come la richiesta di un aggiornamento contabile o di un carnet per gli assegni. In realtà, anche dopo il 31 maggio il diritto a riscattare la somma non sarà del tutto compromesso: i legittimi titolari avranno ancora dieci anni per rivolgersi al ministero dell’Economia e far valere i propri diritti, ma il percorso sarà più complesso.

Il passaggio precedente
Intanto è ancora disponibile il sito realizzato dal Ministero dell’Economia a inizio anno, dopo che le banche avevano provveduto a identificare questi conti e a contattare i titolari. Nei casi di mancata risposta, gli istituti di credito avevano comunicato i relativi dati al Ministero. La procedura di riscatto è simile: se ci si riconosce titolari di un conto dormiente, occorre rivolgersi all’Istituto di credito indicato nel sito, riportare l’identificativo e farsi riconoscere attraverso l’esibizione di un documento di identità.

I cosiddetti conti correnti dormienti, come spiega il Ministero dell’Economia, “sono quelli in relazione ai quali non sia stata effettuata alcuna operazione o movimentazione ad iniziativa del titolare del rapporto o di terzi da questo delegati per il periodo di tempo di 10 anni decorrenti dalla data di loro libera disponibilità”. Quindi, dalla casistica restano escluse tutte le operazioni automatiche come l’addebito Rid, l’accredito di stipendio e la pensione.

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