|
Finanza personale
  Mutui
  Prestiti
  Assicurazioni RC Auto
  Carta di credito
  Conti deposito
  Mercato Immobiliare
  Fisco
  Tfr e fondi pensione
Notizie sui mercati
  Milano
  New York
  Francoforte
  Londra
  Parigi
  Tokyo
Y! Finanza sul cellulare
var Yahoo! Go: News 24h 7/7
Quotazioni
  S&P/Mib
  Mibtel
  Mercati Europei
  Mercati Usa
  Mercati Internazionali
  Fondi comuni
  Convertitore valute
Approfondimenti
  Forum e archivio
  Analisi tecnica
  I titoli del giorno
  Risultati societari
  Rating
  Rassegna stampa
  Settori industriali
Le nostre fonti
  Video:
  ANSA
  Class CNBC
  Agenzie:
  ADN Kronos
  Agi
  Ansa
  Asca
  MF/Dow Jones
  Reuters
  Siti Web:
  Bluerating
  BluInvest.com
  ETFWorld
  Finanzablog
  Finanza.com
  FinanzaWorld
  Intrage
  Italia Oggi
  Morningstar
  Soldiblog
  Trend Online
  Periodici:
  Certificate Journal
  ETFNews
  FCWorld
  Finanza.com Magazine

VALUTE
Le oscillazioni del Dollaro USA:
quali conseguenze?

di Luigi dell'Olio

Dall’avvento dell’Euro, la moneta unica europea e il dollaro costituiscono le due valute di riferimento per i mercati internazionali. Pertanto le loro oscillazioni influenzano direttamente la vita dei cittadini e quella delle imprese. Proviamo a vedere come.

L’andamento storico
Al momento della sua introduzione, nel 1999, il valore di un Euro è stato fissato a quota 1,18 dollari. Quindi, chi allora scambiava 100 euro negli Stati Uniti otteneva in cambio 118 dollari (al lordo delle commissioni). I primi mesi sono stati negativi per l’Euro che ha perso quota in coincidenza con il boom della New Economy che ha messo in risalto soprattutto i successi delle aziende tecnologiche statunitensi, tanto che fine 2000 la moneta unica europea è arrivata a valere 0,85 dollari. Alla luce della crisi finanziaria del 2001 e degli scandali americani (Enron su tutti) le due monete si sono progressivamente avvicinate tanto da raggiungere la parità a metà dal 2002. Da quel momento ha preso il via un nuovo trend caratterizzato dal dollaro debole, sul quale hanno inciso essenzialmente due fattori: innanzitutto le aspettative che l’euro potesse prendere il posto del biglietto verde come valuta di riserva, cosa che ha spinto molti investitori a liquidare le posizioni in dollari e acquistare moneta europea. Quindi il differenziale dei tassi tra le due aree, più bassi negli Stati Uniti, con la conseguenza di un minor valore intrinseco per il dollaro. Con la conseguenza che il rapporto euro/dollaro si è spinto fino 1,36 sul finire del 2004. Il successivo rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve (la banca centrale statunitense) non è però bastato a invertire il trend, che è stato rafforzato dalla crisi del mercato immobiliare statunitense prima e dal tracollo finanziario poi. Tanto che a metà del 2008 l’euro è arrivato a valere 1,60 euro. Salvo poi ripiegare nei mesi successivi, quando la crisi si è allargata al fronte europeo, fino a portare il rapporto intorno a 1,2-1,4 dollari per euro.

Chi orienta le oscillazioni
L’andamento delle valute è soggetto, alla pari di qualsiasi altro strumento finanziario, alla legge della domanda e dell’offerta. I valori cambiano continuamente, man mano che compratori e venditori trovano un punto di intesa. Gli operatori agiscono non solo in virtù dei dati che emergono dal mercato – che hanno il limite di fotografare la situazione con ritardo rispetto al verificarsi degli eventi -, ma soprattutto delle aspettative. Chi accetta di comprare a un certo valore, lo fa perchè ritiene probabile una rivalutazione, il contrario avviene per il venditore. Ma non sono solo i trader più o meno grandi a orientare i trend. Le banche centrali hanno a disposizione quantità ingenti di liquidità, uno strumento che consente loro di comprare o vendere titoli per influenzare le quotazioni. Per lo stesso motivo, anche la scelta di non intervenire in presenza di tendenze al rialzo o al ribasso è conseguenza di una scelta economica ben ponderata.

Dollaro forte o dollaro debole
L’Amministrazione statunitense ha sempre sostenuto di essere favorevole a una politica di dollaro forte nel lungo periodo. Gli ultimi tempi hanno però rivelato la mancata opposizione delle autorità di governo e monetarie verso la svalutazione del biglietto verde. Il dollaro debole (quindi l’euro forte) consente agli Stati Uniti di fronteggiare con minore ansia il deficit commerciale con il resto del mondo. In sostanza, gli Usa sono fortemente indebitati con gli altri paesi: una moneta debole consente loro di esportare con maggiore facilità – perchè i prezzi espressi in dollari diventano più competitivi di quelli espressi nelle valute locali – e questo contribuisce a ridurre l’indebitamento. Visto dall’Europa, il dollaro debole penalizza le esportazioni negli Stati Uniti, ma favorisce le importazioni. Considerato che tutte le principali materie prime (dal petrolio all’oro, passando per i minerali) è prevalentemente scambiato in dollari, questa situazione favorisce l’approvvigionamento delle imprese europee questo è un vantaggio. Quanto ai cittadini, con un dollaro debole possono sperare in una riduzione del costo relativo all’elettricità, al gas e al carburante. Ma questa situazione mette a rischio la competitività delle imprese europee che esportano e quindi potrebbe creare una crisi occupazionale. Fatto sta che le due sponde dell’Atlantico non hanno un interesse di lungo periodo per una delle due opzioni: se il dollaro debole può far comodo a Washington per riequilibrare la bilancia commerciale, alla lunga rischia di provocare focolai inflazionistici (perchè cresce il costo dei beni importati). E lo stesso vale per l’Europa. Allora forse non è un caso se oggi le due monete sono scambiate all’incirca sui valori del 1999. L’analisi storica di lungo periodo evidenzia, infatti, un equilibrio tra le quotazione delle due monete, per quanto intervallata da continue oscillazioni.



CERCA MUTUI
Richiedi online il tuo mutuo e risparmia

Finalità
Tipo di tasso

powered by: MutuiOnline

NOTIZIE E CLASSIFICHE di FORBES
I più ricchi del mondo - 2009
I più ricchi del mondo - 2008
Scopri i Self-Made Men
Le mosse per investire bene
  

Copyright © 2009 Yahoo! - Tutti i diritti riservati.
Importante: leggere la liberatoria e la nota sui Fornitori di quotazioni, analisi e notizie.
Elenco delle Borse mondiali coperte da Yahoo! Finanza con i rispettivi minuti di ritardo.
La Tua Privacy - Testo Aggiornato    Domande e commenti