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Un'opzione è un contratto a termine per cui è del tutto logico che sia influenzata non dal prezzo a pronti ma dal prezzo a termine.
Ricordiamo che il prezzo a termine di un'attività finanziaria è dato dalla seguente formula.
dove:
| PT |
prezzo a termine |
| P |
prezzo a pronti |
| r |
tasso risk free |
| q |
tasso di rendimento dell'attività sottostante |
| t |
fattore temporale |
Dalla formula emerge che se r sale, sale anche il prezzo a termine. Poichè il prezzo di un'opzione viene calcolato sulla base del prezzo a termine, risulta che a fronte di un aumento dei tassi di interesse la call aumenta di valore e parimenti una put diminuisce. La formula del prezzo a termine ci permette di analizzare anche l'impatto che i dividendi hanno sul prezzo di un'opzione. Infatti se il tasso di dividendo q sale il prezzo a termine diminuisce e quindi le call valgono di meno e le put di più. Viceversa se il dividendo diminuisce.
Phi
La variabile Phi si propone quale misura della sensibilità del premio di un warrant alle variazioni del rendimento atteso del sottostante. Quanto maggiore è il valore atteso di quest'ultimo (in termini di dividendi attesi piuttosto che di cedole o di tassi di interesse esteri), tanto maggiore sarà la rinuncia al diritto di ricevere il dividendo dell'investitore che detiene il warrant anziché l'attività sottostante. La considerazione di un simile costo-opportunità influisce direttamente nella determinazione del premio di un warrant, sebbene in maniera diversa a seconda che si tratti di un warrant call o di un warrant put. Il possessore di un warrant call non può valere alcun diritto sui dividendi e quanto maggiore sarà la stima di tali dividendi, tanto maggiore sarà la perdita potenziale dell'investitore.
Il premio di tale warrant pertanto, diminuirà nella misura indicata dal Phi, all'aumentare del rendimento atteso del sottostante.
Vega
Il Vega (o Kappa) descrive l'impatto che la variazione della volatilità ha nella determinazione del prezzo teorico di un warrant; dunque esprime l'entità della variazione nel premio di un warrant al variare di un punto percentuale della volatilità del sottostante. La volatilità di un titolo, così come il suo prezzo, varia in maniera dinamica determinando effetti anche rilevanti sul valore del warrant. La reattività del prezzo di un covered warrant alla volatilità risulta massima se il warrant è at-the-money. Questo è vero in valori assoluti ma non lo è più se si considera l'impatto della variazione della volatilità sul prezzo in termini percentuali. In questo caso, sono i covered warrant out-of-the-money quelli che subiscono maggiormente l'effetto del cambiamento della volatilità e ciò è dovuto al fatto che i prezzi dei warrant out-of-the-money sono più bassi di quelli at o in-the-money.
Theta
Un covered warrant è soggetto, a parità di altre condizioni, ad una naturale perdita di valore nel tempo, dovuta all'esaurirsi del suo valore temporale. Tale effetto viene misurato dal coefficiente Theta, che indica quanta perdita, in valori assoluti, subisce il valore del covered warrant in un dato periodo. Il Theta assume pertanto sempre valori negativi.
Il covered warrant si deprezza sempre più velocemente, e quindi il Theta assume valori progressivamente crescenti, all'approssimarsi della scadenza. Il Theta, come il Vega, raggiunge il suo valore massimo nel caso di warrant at-the-money. Ma anche per il Theta valgono le considerazioni svolte per Delta e riprese per il Vega, e cioè che il Theta esprime la variazione dovuta al fattore tempo in termini assoluti e snon percentuali. Inteso in termini percentuali, le cose cambiano notevolmente, e sono i warrant out-of-the-money ad essere quelli che mostrano la maggiore sensibilità al trascorrere del tempo. Nel caso di un covered warrant out-of-the-money, mentre il trend di quotazione e volatilità può anche essere favorevole, il trascorrere del tempo è sempre negativo per le sorti dell'investimento.
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