COSA CONTA DAVVERO
Io penso che, stringi stringi, le fasi cruciali di un
investimento siano davvero poche:
1 Analisi del rischio personale e diversificazione portafoglio
2 Stock picking (scelta delle società)
3 Timing di entrata (quando comprare e quanto)
4 Portfolio management (come gestire le azioni: buy hold sell)
TIMING DI ENTRATA
Supponiamo che abbiate risolto con successo i punti 1 e 2,
cioè sappiate considerare con saggezza ed attenzione
come costruire il vostro portafoglio in base al rischio
che potete permettervi di correre e alle vostre risorse
personali, e che abbiate anche deciso quali società
tecnologiche siano entrate nelle vostre grazie.
E' tempo di decidere quando entrare e come.
Cioè quando comprare e in che quantità.
Può sembrare curioso, ma moltissimi investitori individuali
arretrano e indugiano perplessi quando si tratta
di comprare. Ogni momento sembra quello giusto
e allo stesso tempo nessun momento pare adatto.
Ho conosciuto un grosso manager americano che
aveva una grande competenza sul software fin
dagli anni settanta, e che sapeva perfettamente
quali fossero i vantaggi competitivi di Microsoft
già a metà degli anni ottanta.
Non comprò mai azioni della società di Bill Gates
perchè ogni volta che si accingeva a farlo gli
sembrava gagliardamente sopravvalutata. Nel 1988!
Negli anni successivi la Microsoft sarebbe diventata
largamente la società con il più rivoltante rialzo
della storia del Nasdaq. E il manager non ne ha mai approfittato.
Per mancanza di regole sul timing.
Vi ricordo prima di tutto che stiamo parlando
di investimenti su società tecnologiche ed internettiane.
Societa' che sono capacissime di avere degli swings
(oscillazioni, nel linguaggio di Wall Street) anche
del 50/60 per cento in pochissimi giorni e perfino in ore.
Quindi il momento di entrata non è per niente indifferente.
Anzi, se sbagliate timing, vi può capitare di dovervene
stare alla finestra per mesi, in attesa di rivedere le vostre
azioni ad una quotazione decente. Molti pensano che per ovviare
a questo problema basti mediare in basso (average down)
le azioni che avete già in modo da ottenere un prezzo medio
più confortevole.
Esempio: se avete comprato 100 azioni della società
pincopallino ad un prezzo di 100 euro cadauna,
e queste cadono del 50 per cento e valgono 50 euro,
è sufficiente comprarne altre 100 a 50 euro per avere
un prezzo medio di 'soli' 75 euro.
Io invece penso che sia un'idea sbagliata perchè è come
comprare una seconda casa a 100 milioni uguale a quella
che ci hanno rifilato a 200 per averne due a 150.
Bella storia: e che ce ne facciamo di due case?
Molto meglio comprare bene e non dover comprare ancora
solo per rimediare all'errore di timing originario.
Anche perchè ogni volta che comprate pagate commissioni.
Naturalmente un metodo perfetto per comprare bene
non esiste, anzi io penso che cercare
di comprare al minimo e vendere al massimo fa combinare guai.
Però si puo' comprare bene tenendo SEMPRE presenti queste
poche (solo 3) regolette e cercando di usarle tutte assieme:
LE TRE REGOLE DEL TIMING D'INVESTIMENTO
1 Investire SEMPRE a medio/lungo termine per
minimizzare il rischio di errore sul timing di entrata:
se volete tenere le vostre azioni per 1/5 anni,
quanto le pagate oggi conta molto meno che se invece
volete rivenderle fra un mese;
2 Tenete d'occhio la stagionalità e la 'moda' delle società
che avete scelto e cercate di anticiparla di un pochino.
Se volete investire su Electronic Arts, per esempio,
(nasdaq-erts) che è leader mondiale nei videogames,
il momento migliore è agosto/settembre, cioè prima
che parta il boom natalizio; un'occhiata alla situazione
macroeconomica generale e ai movimenti di Greenspan non
vi farà male, ma non è fondamentale sulla singola società
a meno di rivoluzioni;
3 Aspettate che la vostra società abbia un calo (dip nel
gergo del Nasdaq) e piazzate un ordine più o meno del
20 per cento dell'investimento complessivo che avete in mente su quella company. Perchè il 20 per cento
è presto detto: mai usare subito tutti i soldi che
avete in mente di investire. Meglio essere graduali.
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Originariamente pubblicata l'11/9/2000 su FinanzaWorld
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