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MUTUI La BCE taglia i tassi,
dove vanno i mutui variabili?
di Luigi dell'Olio
Un sospiro di sollievo per i titolari di un mutuo a tasso variabile, ma anche una misura che riduce ulteriormente la schiera di quanti potranno beneficiare del tetto al 4% fissato dal Governo nel decreto anti-crisi. Nel corso della giornata di ieri, la Banca Centrale Europea ha tagliato il tasso ufficiale dello 0,75% portandolo al 2,5%. Una decisione preceduta dai dati allarmanti di Eurostat – l'ufficio di statistica europeo - che disegnano uno stato di recessione nell'area dell'euro. Nel terzo trimestre dell'anno, il PIL degli Stati che utilizzano la moneta unica è sceso, infatti, dello 0,2% e la situazione di difficoltà dovrebbe essere confermata nel trimestre in corso.
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Cosa cambia per i mutui
La decisione presa dalla BCE non impatta direttamente sui sottoscrittori dei mutui, ma inevitabilmente avrà un suo peso su questo mercato. Vediamo perché: quando la BCE abbassa il costo del denaro, le banche possono finanziarsi più a buon mercato. Di conseguenza possono praticare tassi inferiori alla loro clientela, sia che si tratti di altre banche, sia che si tratti di privati. Il valore del mutuo variabile è calcolato sommando l'indice Euribor (il tasso con il quale gli istituti di credito si scambiano denaro) e lo spread (che costituisce il guadagno per la banca).
Le rilevazioni di ieri (il tasso è calcolato su base quotidiana) indicavano un Euribor a 3 mesi a quota 3,669%, sui valori minimi da due anni a questa parte. Esattamente due mesi fa, quando il tasso ufficiale della BCE era al 3,75%, l'Euribor viaggiava al di sopra del 5,30%.
La misura governativa
Il decreto anti-crisi approvato lo scorso 29 novembre dal Governo ha fissato un tetto ai tassi dei mutui variabili sottoscritti prima del 31 ottobre 2008. Se nel corso del 2009, l'Euribor dovesse superare il 4%, il mutuatario non pagherà nessun aumento oltre tale soglia perché la differenza viene presa in carico dallo Stato. "È difficile stabilire quanti saranno i beneficiari del provvedimento, ma si tratta di una platea molto limitata", spiega Roberto Anedda, vice-presidente di MutuiOnline, che precisa: "In questi giorni è stata data una lettura del decreto non sempre precisa: è sbagliato ritenere che il limite del 4% sia applicabile a tutti i sottoscrittori di mutuo variabile. Per capire se si rientra nella platea dei beneficiari, occorre analizzare il proprio contratto. Se questo, al momento della stipula, prevedeva un tasso inferiore al 4%, il consumatore avrà la certezza di pagare per tutto il 2009 un tasso non superiore al 4%, con lo Stato che si farà carico della somma eccedente". Lo stesso non vale per gli altri: "Se il tasso originario era superiore", aggiunge Anedda, "il tasso massimo sarà proprio il valore del tasso originario. Il limite minimo del 4% varrà quindi solo per una parte ristretta dei mutui erogati negli anni precedenti, e dipenderà sia dal momento di erogazione che dallo spread applicato".
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Le simulazioni
Mutuionline ha messo a punto una tabella ad hoc (clicca qui) per chiarire la situazione, prendendo come esempio un mutuo variabile da 100mila euro. Poniamo il caso di una persona che abbia sottoscritto il mutuo nel gennaio del 1999, quando l'Euribor si attestava al 2,57% e immaginiamo che la banca abbia applicato uno spread dello 0,75%. In questo caso il suo tasso originario ammontava al 3,32%, per cui il cliente rientra nella platea delineata dal nuovo decreto per la soglia del 4%. Considerati i rialzi degli ultimi anni, attualmente il cliente paga il 4,17% e dal prossimo gennaio riceverà un beneficio nell'ordine dello 0,17%: in termini assoluti, la sua rata passerà da 781,5 a 772,9 euro al mese, con un risparmio di 8,6 euro. Ovviamente il beneficio sfumerà in caso di ulteriori ribassi dell’Euribor e crescerà in caso contrario. Volendo fare un discorso più generale, ferme restando le condizioni attuali praticate dal mercato, i benefici potranno riguardare in particolare quanti hanno sottoscritto mutui tra giugno del 2002 e lo stesso mese del 2006. Per i sottoscrittori successivi, non sono invece previsti, se in casi particolari, risparmi.
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